
Estate 2010 negli Stati Uniti? Forse è meglio scegliersi un'altra destinazione.
Non per il rischio attentati o perché se il vulcano islandese si mette a fumare ancora si rischia di non partire mo di non poter tornare. Ma semplicemente perché New York, Los Angeles e la California sono diventati molto ma molto cari.
Fino all'estate scorsa gli Usa erano diventati super accessibili ai cittadini dei Paesi dell'eurozona, ma adesso che il cambio euro/dollaro è sceso si paga il 25% in più.
Se, infatti, un anno fa con 100 euro si comprava quello che negli Stati Uniti costava 150 dollari, adesso cento euro si possono trasformare in 123 dollari circa. Di fatto, l'euro è tornato ai livelli di quattro anni fa.
E la tendenza non è al rialzo.
Stati Uniti sempre più cari
Secondo una previsione degli esperti finanziari italiani, l'euro ha di fronte a sé ancora mesi difficili. In pratica, si prevede un ulteriore indebolimento della moneta comune nei confronti del dollaro nei prossimi sei mesi.
Ecco perché chi programma oggi un viaggio negli Usa con un certo budget in euro si potrebbe trovare a spendere magari il 10% in più ad agosto se il cambio euro/dollaro dovesse ancora scendere a sfavore della moneta europea.
L'euro debole farà salire l'inflazione
Con il rafforzamento del dollaro il rischio maggiore è proprio la ripresa dell'inflazione in Europa.
Se infatti da un lato l'euro debole può dare una forte spinta all'export, dall'altro la necessità di importare materie prime scambiate in dollari (i mercati principali dove si scambiano sono New York e Chicago), petrolio in particolare, può provocare un aumento dei costi di produzione che finirebbe per scaricarsi sui prezzi finali dei prodotti.
Tanto più in quei Paesi europei dove la ripresa è già in atto e i consumi in crescita.
Il petrolio? Ancora più su
Altro fattore inflattivo è il prezzo del greggio. Il prezzo medio del petrolio è attualmente attorno ai 70 dollari al barile.
Quale sarà il suo andamento in futuro? Al ribasso gioca la scarsa ripresa dell'economia globale. Al rialzo giocano gli incidenti come quello alla piattaforma della BP che sta perdendo milioni di barili al giorno, riversati in mare.
Le previsioni indicano oscillazioni tra i 60 e oltre i 90 dollari al barile.
Lo scorso anno avevano stimato un prezzo medio di 51 dollari al barile per il 2009 e di 58 dollari al barile per il 2010, mentre all'inizio del 2010 la previsione per l'anno in corso era già attorno ai 70 dollari al barile. E dunque previsioni nuovamente riviste di oltre 20 dollari al barile in poco più di 6 mesi...
E i prezzi intanto già aumentano L'euro scende e i prezzi... salgono.
Ci eravamo abituati a prezzi fermi a causa della crisi (se non ci sono soldi nessuno compra più se i prezzi per di più salgono...), ma nonostante la fine della crisi e soprattutto della perdita dei posti di lavoro non si vedano, l'inflazione si è messa a salire.
In aprile l'indice dei prezzi al consumo è aumentato dell'1,5%: si tratta del rialzo tendenziale (cioè anno su anno) maggiore dal febbraio 2009. Rispetto a marzo gli aumenti sono stati dello 0,4%.
E ancora più alto l'aumento del paniere della "spesa di tutti i giorni": +2,2%.
A pesare di più nel paniere, soprattutto i trasporti: +1,3% l'aumento del loro costo rispetto a marzo e addirittura del 5,5% la spesa aggiuntiva rispetto a un anno prima.
Non per il rischio attentati o perché se il vulcano islandese si mette a fumare ancora si rischia di non partire mo di non poter tornare. Ma semplicemente perché New York, Los Angeles e la California sono diventati molto ma molto cari.
Fino all'estate scorsa gli Usa erano diventati super accessibili ai cittadini dei Paesi dell'eurozona, ma adesso che il cambio euro/dollaro è sceso si paga il 25% in più.
Se, infatti, un anno fa con 100 euro si comprava quello che negli Stati Uniti costava 150 dollari, adesso cento euro si possono trasformare in 123 dollari circa. Di fatto, l'euro è tornato ai livelli di quattro anni fa.
E la tendenza non è al rialzo.
Stati Uniti sempre più cari
Secondo una previsione degli esperti finanziari italiani, l'euro ha di fronte a sé ancora mesi difficili. In pratica, si prevede un ulteriore indebolimento della moneta comune nei confronti del dollaro nei prossimi sei mesi.
Ecco perché chi programma oggi un viaggio negli Usa con un certo budget in euro si potrebbe trovare a spendere magari il 10% in più ad agosto se il cambio euro/dollaro dovesse ancora scendere a sfavore della moneta europea.
L'euro debole farà salire l'inflazione
Con il rafforzamento del dollaro il rischio maggiore è proprio la ripresa dell'inflazione in Europa.
Se infatti da un lato l'euro debole può dare una forte spinta all'export, dall'altro la necessità di importare materie prime scambiate in dollari (i mercati principali dove si scambiano sono New York e Chicago), petrolio in particolare, può provocare un aumento dei costi di produzione che finirebbe per scaricarsi sui prezzi finali dei prodotti.
Tanto più in quei Paesi europei dove la ripresa è già in atto e i consumi in crescita.
Il petrolio? Ancora più su
Altro fattore inflattivo è il prezzo del greggio. Il prezzo medio del petrolio è attualmente attorno ai 70 dollari al barile.
Quale sarà il suo andamento in futuro? Al ribasso gioca la scarsa ripresa dell'economia globale. Al rialzo giocano gli incidenti come quello alla piattaforma della BP che sta perdendo milioni di barili al giorno, riversati in mare.
Le previsioni indicano oscillazioni tra i 60 e oltre i 90 dollari al barile.
Lo scorso anno avevano stimato un prezzo medio di 51 dollari al barile per il 2009 e di 58 dollari al barile per il 2010, mentre all'inizio del 2010 la previsione per l'anno in corso era già attorno ai 70 dollari al barile. E dunque previsioni nuovamente riviste di oltre 20 dollari al barile in poco più di 6 mesi...
E i prezzi intanto già aumentano L'euro scende e i prezzi... salgono.
Ci eravamo abituati a prezzi fermi a causa della crisi (se non ci sono soldi nessuno compra più se i prezzi per di più salgono...), ma nonostante la fine della crisi e soprattutto della perdita dei posti di lavoro non si vedano, l'inflazione si è messa a salire.
In aprile l'indice dei prezzi al consumo è aumentato dell'1,5%: si tratta del rialzo tendenziale (cioè anno su anno) maggiore dal febbraio 2009. Rispetto a marzo gli aumenti sono stati dello 0,4%.
E ancora più alto l'aumento del paniere della "spesa di tutti i giorni": +2,2%.
A pesare di più nel paniere, soprattutto i trasporti: +1,3% l'aumento del loro costo rispetto a marzo e addirittura del 5,5% la spesa aggiuntiva rispetto a un anno prima.
Fonte: YAHOO! FINANZA
Nessun commento:
Posta un commento