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mercoledì 30 settembre 2026

Il Commissario Morelli: Omicidio a Gorky Park · un giallo per imparare l'italiano (B1-B2)

Il Commissario Morelli: Omicidio a Gorky Park

Un commissario italiano, un cadavere nel parco più famoso di Mosca e un caso che lo costringe a lasciare la sua città. (An Italian police commissioner, a body in Moscow's most famous park, and a case that forces him to leave his own city.)

«Il Commissario Morelli: Omicidio a Gorky Park» è il secondo volume della serie graduata dedicata al commissario Morelli, pensata per chi studia l’italiano a livello B1-B2 e vuole farlo leggendo un vero giallo, non un manuale.

Di cosa parla

Il commissario Morelli viene chiamato a Mosca per un’indagine delicata: il corpo di un cittadino italiano trovato nel Gorky Park, il grande parco nel cuore della capitale russa. Tra ambasciate, silenzi diplomatici e una città che il commissario non conosce, Morelli deve capire di chi fidarsi prima che il caso venga chiuso troppo in fretta.

Perché funziona per chi studia l’italiano

Non è un libro «semplificato» nel senso povero del termine: è scritto con un registro B1-B2 vero, quello con cui gli italiani parlano davvero, ma accompagnato da tre strumenti che un romanzo normale non ha.

  • Glossario bilingue per capitolo, con le parole difficili tradotte nell’ordine in cui compaiono nel testo: non servono un vocabolario a parte.
  • Espressioni idiomatiche spiegate, quelle che nei manuali non si trovano mai e che invece si sentono in ogni conversazione reale.
  • Note giuridiche e poliziesche, per capire come funziona davvero un’indagine in Italia (procura, PM, carabinieri), lessico che in un corso di lingua normale non si incontra quasi mai.

Ogni capitolo chiude con esercizi di comprensione, grammatica e lessico, con le soluzioni commentate in fondo al libro: si legge una storia vera e, senza accorgersene, si ripassa tutto quello che serve per il livello B1-B2.

Un metodo, non solo un libro

Il principio è semplice: si impara una lingua meglio quando si vuole sapere «cosa succede dopo», non quando si studia una regola isolata. La grammatica entra mentre si segue il caso, non prima.

Prova tu: mini-quiz

1. Morelli viene chiamato a indagare in quale città?

Risposta: Mosca, dove si trova il Gorky Park.

2. A che livello CEFR è scritta la serie del Commissario Morelli (graded)?

Risposta: B1-B2, un gradino sopra le serie per principianti come Edward Blake (A2-B1).

3. Quanti glossari diversi accompagnano ogni capitolo?

Risposta: Tre: dizionario bilingue, espressioni idiomatiche e note giuridiche/poliziesche.


📖 Se il caso ti ha incuriosito, il libro intero ti aspetta.

Leggi «Omicidio a Gorky Park» su Amazon →

Disponibile anche in versione audiolibro e cartacea. Poi puoi continuare con il corso completo «Italiano Uncovered» o ricevere un capitolo gratis.

Il futuro anteriore in italiano: come e quando si usa (con quiz)

Il futuro anteriore in italiano

Quando avrai finito questo articolo, avrai imparato un tempo verbale che quasi nessun manuale per stranieri spiega bene. (When you finish reading this article, you will have learned a verb tense that almost no textbook for foreigners explains well.)

Il futuro anteriore (in inglese, future perfect) serve a raccontare un’azione futura che si concluderà prima di un’altra azione futura. In italiano si usa molto più spesso di quanto pensino gli studenti stranieri, soprattutto per fare ipotesi sul passato.

Come si forma

Il futuro anteriore si costruisce con il futuro semplice di avere o essere + il participio passato del verbo. La regola per scegliere l’ausiliare è la stessa del passato prossimo.

Soggetto AVERE ESSERE
ioavrò mangiatosarò partito/a
tuavrai mangiatosarai partito/a
lui/leiavrà mangiatosarà partito/a
noiavremo mangiatosaremo partiti/e
voiavrete mangiatosarete partiti/e
loroavranno mangiatosaranno partiti/e

Quando si usa (i due casi reali)

1. Un’azione futura che finisce prima di un’altra azione futura. Di solito dopo quando, dopo che, appena, finché non. In italiano, a differenza dell’inglese, qui NON si usa il presente: si usa il futuro anteriore.

  • Quando avrò finito di lavorare, ti chiamerò. (When I have finished working, I will call you — not "when I finish".)
  • Appena sarai arrivato, mandami un messaggio.
  • Usciremo dopo che avrai mangiato.

Questa è la trappola numero uno per chi parla inglese: in inglese, dopo when/after, si usa il presente (“when I finish”). In italiano NO: se l’azione è futura e conclusa prima dell’altra, ci vuole il futuro anteriore.

2. Una supposizione, un dubbio sul passato. Il futuro anteriore si usa spesso per dire «probabilmente è successo», senza esserne sicuri.

  • Non risponde al telefono: sarà uscito. (He’s probably gone out.)
  • Il treno è in ritardo: avrà avuto un problema tecnico.
  • Non la vedo da giorni: si sarà trasferita.

Questo secondo uso è molto comune nel parlato quotidiano, ma quasi nessun manuale lo mette in evidenza: è la vera ragione per cui vale la pena impararlo bene, non solo per le frasi con «quando».

Futuro anteriore o futuro semplice?

Il trucco: se nella frase ci sono due azioni future e una finisce prima dell’altra, quella che finisce prima va al futuro anteriore, quella che viene dopo resta al futuro semplice.

Quando avrò letto il libro (futuro anteriore, prima), te lo presterò (futuro semplice, dopo).

Prova tu: mini-quiz

1. Quando ______ (finire, io) l’università, cercherò lavoro.

Risposta: avrò finito: azione futura conclusa prima di «cercherò».

2. Non è ancora arrivata: ______ (perdere) il treno.

Risposta: avrà perso: supposizione sul passato, non certezza.

3. Appena ______ (arrivare, loro), ci sediamo a tavola.

Risposta: saranno arrivati: con essere, perché “arrivare” richiede essere, con accordo al plurale.

4. Luca ha la faccia stanca: ______ (dormire) poco stanotte.

Risposta: avrà dormito: ipotesi sul motivo, non un fatto confermato.

Continua a leggere:

→ Il futuro semplice italiano, spiegato facile (la base da cui parte il futuro anteriore)

→ Il condizionale presente: vorrei, potrei, dovrei


📖 Vuoi vedere questi tempi verbali usati in una storia vera, non solo in esercizi?

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Il romanzo più letto della collana, livello B1-B2. Poi puoi continuare con il corso completo «Italiano Uncovered» o ricevere un capitolo gratis.

domenica 27 settembre 2026

Testimoni d'Italia: un romanzo storico per imparare l'italiano (B1-B2)

Il Lupo di Cesare - Testimoni d'Italia

ITALIANO CON ROBERTO
Testimoni d'Italia: un romanzo storico per imparare l'italiano
B1 · B2

C'è un modo per imparare l'italiano che non passa dai libri di grammatica: leggere una storia vera, ambientata nella storia vera. È l'idea dietro «Testimoni d'Italia», la collana di romanzi storici graduati in cui un personaggio comune (un testimone, appunto) incrocia la vita di un grande protagonista della storia italiana. (There's a way to learn Italian that skips grammar books entirely: read a real story, set in real history.)

Il Lupo di Cesare: il primo volume

«Il Lupo di Cesare» apre la serie con Giulio Cesare e la guerra in Gallia, raccontati attraverso gli occhi di chi quella guerra l'ha vissuta da vicino, non da manuale di storia. Narrativa in italiano scritta al livello B1-B2, con tre glossari (lessico, espressioni idiomatiche, note storiche) che spiegano ogni parola difficile senza mai interrompere la lettura.

Guarda il trailer (in inglese, con le scene chiave del romanzo):

Perché un romanzo storico aiuta a imparare

  • Il passato remoto, ma dosato. I romanzi storici sono il posto giusto per incontrare questo tempo verbale (arrivò, combatté, morì) senza esserne travolti: qui appare accanto al più familiare passato prossimo, glossato dove serve.
  • Il lessico si ricorda meglio dentro una storia. «Legione», «conquista», «tradimento» restano in mente perché li leggi in un contesto che ti coinvolge, non in una lista da memorizzare.
  • Impari la storia italiana insieme alla lingua. Due obiettivi in un solo libro: chi studia italiano per amore della cultura trova qui la combinazione perfetta.

Prova tu / Try it yourself

Completa con il tempo giusto: presente, passato prossimo o passato remoto.

Domanda: "Cesare ___ (attraversare) il fiume Rubicone nel 49 a.C." · Che tempo useresti in un romanzo storico?

Clicca per la rispostaCesare attraversò il fiume Rubicone nel 49 a.C. (Passato remoto: un evento storico, lontano e concluso, tipico della narrazione.)

Nella conversazione di tutti i giorni useresti quasi sempre il passato prossimo («ho attraversato»); nei romanzi storici, invece, il passato remoto è la voce naturale del narratore. Leggerlo in contesto è il modo più semplice per abituarci l'orecchio.

📖 Continua a studiare:

→ Cittadinanza italiana: come si svolge il colloquio orale B1 (presente e passato prossimo nella conversazione reale)

📚 Il Lupo di Cesare (ebook)  ·  📖 Edizione cartacea  ·  🎁 Ricevi un capitolo gratis

Pillola d'italiano a cura di Roberto Borzellino, insegnante di italiano per stranieri da oltre 30 anni e autore di romanzi graduati per imparare la lingua leggendo storie vere. Livello B1-B2.

giovedì 23 luglio 2026

Il congiuntivo imperfetto in italiano: se fossi, se avessi (con quiz)

Il congiuntivo imperfetto - Italiano con Roberto

Se ti sei mai chiesto perché gli italiani dicono «se io fossi in te» o «vorrei che tu venissi», oggi impari il congiuntivo imperfetto: uno dei tempi più temuti, ma con una regola di formazione semplicissima. (In English: today we tackle the imperfect subjunctive — feared by students, but very regular to build.)

La regola d'oro: si forma quasi sempre così

Prendi l'infinito, togli -are / -ere / -ire e aggiungi queste terminazioni (uguali per tutti i verbi regolari):

PersonaPARLAREPRENDEREDORMIRE
ioparlassiprendessidormissi
tuparlassiprendessidormissi
lui/leiparlasseprendessedormisse
noiparlassimoprendessimodormissimo
voiparlasteprendestedormiste
loroparlasseroprendesserodormissero

(Note: io/tu are identical, so context or the subject pronoun tells you who's speaking.)

Quando si usa

1) Dopo un verbo al passato che esprime dubbio/desiderio/opinione: «Volevo che tu venissi.»

2) Nel periodo ipotetico dell'irrealtà (con il condizionale): «Se fossi ricco, viaggerei sempre.»

3) Con «come se»: «Parla come se sapesse tutto.»

2 irregolari che devi sapere

ESSERE → fossi, fossi, fosse, fossimo, foste, fossero.

AVERE → avessi, avessi, avesse, avessimo, aveste, avessero.

Prova tu (clicca per la risposta)

1. Se io ___ (avere) tempo, verrei subito.

→ avessi

2. Vorrei che tu ___ (essere) più paziente.

→ fossi

3. Speravo che voi ___ (arrivare) prima.

→ arrivaste

4. Se noi ___ (potere), partiremmo domani.

→ potessimo

Italiano con Roberto

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martedì 21 luglio 2026

Imperfetto o Trapassato Prossimo? La regola facile per non sbagliare più (con quiz)

Imperfetto o Trapassato Prossimo - Italiano con Roberto

Se conosci già il passato prossimo e l'imperfetto, c'è un terzo tempo che li completa: il trapassato prossimo. Serve per raccontare due azioni passate quando una è successa prima dell'altra.

Regola d'oro: quando racconti due cose successe nel passato, quella successa PRIMA va al trapassato prossimo (avevo/avevi/aveva... + participio), quella successa DOPO va al passato prossimo o all'imperfetto.
(Golden rule: when telling two past events, the one that happened FIRST uses the trapassato prossimo; the one that happened SECOND uses passato prossimo or imperfetto.)

Come si forma: avere/essere all'imperfetto + participio passato.

SoggettoAvevo/EroEsempio
ioavevo mangiatoavevo già mangiato
tueri partito/aeri già partito
lui/leiaveva finitoaveva già finito

Esempio classico: «Quando sono arrivato, il treno era già partito.» L'arrivo (passato prossimo) e la partenza (trapassato prossimo, successa PRIMA) sono due momenti diversi del passato.

Imperfetto o trapassato? L'imperfetto descrive uno sfondo o un'azione in corso ("pioveva", "ero stanco"). Il trapassato racconta un fatto già concluso PRIMA di un altro fatto passato. Non sono intercambiabili: «Quando sono uscito, pioveva» (sfondo) è diverso da «Quando sono uscito, aveva già piovuto» (fatto concluso prima).

Prova tu

1. Quando sono tornato a casa, mia madre ___ (già cucinare).

→ aveva già cucinato

2. Non sono andato al cinema perché ___ (già vedere) quel film.

→ avevo già visto

3. Quando siamo arrivati alla stazione, l'autobus ___ (già partire).

→ era già partito

4. Loro ___ (mangiare) quando io sono arrivato a casa.

→ avevano già mangiato

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domenica 12 luglio 2026

5 modi di dire italiani che ogni studente dovrebbe conoscere

5 modi di dire italiani - Italiano con Roberto

Puoi conoscere tutte le regole di grammatica a memoria e sentirti comunque un po' "straniero" quando un italiano usa un modo di dire. (You can know every grammar rule by heart and still feel a bit "foreign" when an Italian uses an idiom.) Oggi ne vediamo cinque tra i piu usati nella vita di tutti i giorni: cosa significano davvero, e come si usano in una frase.

1. In bocca al lupo!

Letteralmente: "In the wolf's mouth." Significato: "In bocca al lupo" si dice per augurare buona fortuna prima di un esame, un colloquio, un evento importante. (It's said to wish someone good luck before an exam, an interview, an important event.)

Regola d'oro: NON si risponde "grazie", si risponde "crepi!" (letteralmente "may it die" - il lupo). Rispondere "grazie" porta un po' sfortuna, secondo la tradizione.

Esempio: «Domani ho l'esame di italiano.» «In bocca al lupo!» «Crepi!»

2. Non vedo l'ora

Letteralmente: "I don't see the hour." Significato: equivale a "I can't wait" - esprime grande impazienza o entusiasmo per qualcosa che deve ancora succedere. (It's equivalent to "I can't wait" - great impatience or excitement for something that hasn't happened yet.)

Costruzione: "non vedo l'ora di" + infinito.

Esempio: «Non vedo l'ora di tornare in Italia!»

3. Avere le mani in pasta

Letteralmente: "To have hands in the dough." Significato: essere coinvolti in qualcosa, avere influenza o conoscenze utili in un ambiente. (To be involved in something, to have useful influence or connections somewhere.)

Esempio: «Se hai bisogno di un consiglio, chiedi a Marco: lui ha le mani in pasta in quel settore.»

4. Prendere due piccioni con una fava

Letteralmente: "To catch two pigeons with one bean" (usato come esca per catturarli). Significato: ottenere due risultati con una sola azione - equivale a "to kill two birds with one stone". (To get two results with one single action.)

Esempio: «Vado in centro a fare la spesa e a ritirare il pacco: prendo due piccioni con una fava.»

5. Costare un occhio della testa

Letteralmente: "To cost an eye of the head." Significato: costare moltissimo - equivale a "to cost an arm and a leg". (To be very expensive.)

Esempio: «Quell'appartamento in centro costa un occhio della testa.»

Prova tu (clicca per la risposta)

1. Prima di un esame importante, dici a un amico:

→ In bocca al lupo! (e lui risponde "crepi!")

2. "Sono davvero entusiasta, ______ di partire per le vacanze" - completa:

→ non vedo l'ora (di partire)

3. Andare in banca E spedire una lettera nello stesso viaggio significa:

→ prendere due piccioni con una fava

4. Una borsa firmata molto costosa: "Questa borsa ______"

→ costa un occhio della testa

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I connettivi testuali in italiano: perché, quindi, però, inoltre (con quiz)

I connettivi testuali in italiano: perché, quindi, però, inoltre (con quiz) - Italiano con Roberto

Hai mai letto un testo in italiano dove le frasi sembrano una accanto all'altra, senza legami? È probabile che manchino i connettivi testuali: le piccole parole che uniscono le idee e rendono un discorso fluido invece che una lista di frasi staccate. (Have you ever read Italian where the sentences feel disconnected, one after another? You're probably missing "connettivi testuali" — the small words that link ideas and make speech flow instead of sounding like a list of separate sentences.)

Oggi vediamo i connettivi più utili, divisi per funzione: causa, conseguenza, contrasto e aggiunta.

1. Causa: perché, poiché, infatti (because, since, in fact)

Perché risponde alla domanda "perché?" e va DOPO la frase principale: "Non esco perché piove."
Poiché ha lo stesso significato ma va SPESSO all'inizio della frase, tono più formale: "Poiché piove, non esco."
Infatti conferma quello che è stato appena detto, non introduce una causa nuova: "Sapevo che pioveva. Infatti, ho preso l'ombrello."

2. Conseguenza: quindi, perciò, dunque (so, therefore, thus)

Tutti e tre significano quasi la stessa cosa e introducono il RISULTATO di ciò che è stato detto prima: "Piove, quindi non esco." / "Piove, perciò non esco."
Dunque è leggermente più formale e si usa anche per riprendere un discorso: "Dunque, dicevamo..."

3. Contrasto: ma, però, tuttavia, mentre (but, however, while)

Ma va SEMPRE in mezzo alla frase: "Vorrei uscire, ma piove."
Però può stare in mezzo o alla fine della frase (mai insieme a "ma"): "Vorrei uscire. Piove, però."
Tuttavia è più formale, tipico dello scritto: "Il tempo è brutto; tuttavia, decidiamo di partire."
Mentre contrappone due elementi diversi nella stessa frase: "Io preferisco il mare, mentre lei preferisce la montagna."

4. Aggiunta: inoltre, anche, per di più (furthermore, also, on top of that)

Inoltre aggiunge un'informazione nuova, tipico dello scritto/discorso organizzato: "Il ristorante è ottimo. Inoltre, i prezzi sono onesti."
Anche è più semplice e va prima della parola a cui si riferisce: "Anche io vengo." / "Vengo anche io."
Per di più aggiunge qualcosa con un tono un po' più enfatico: "È caro e, per di più, lontano."

Prova tu! (Clicca per la risposta)

1. "Sono stanco, ___ vado a dormire presto."

→ quindi (conseguenza logica: sono stanco → vado a dormire)

2. "Marco studia il francese, ___ sua sorella studia il tedesco."

→ mentre (contrappone due elementi diversi nella stessa frase)

3. "Non posso venire ___ ho un impegno di lavoro."

→ perché (risponde alla domanda "perché non puoi venire?")

4. "L'appartamento è bello. ___, è vicino alla metro."

→ Inoltre (aggiunge un'informazione nuova a favore dell'appartamento)

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Comparativi e superlativi in italiano: più bello, il più bello, bellissimo (con quiz)

Comparativi e superlativi in italiano: più bello, il più bello, bellissimo (con quiz) - Italiano con Roberto

Firenze è bella. Roma è più bella di Firenze. Ma Venezia? Venezia è la più bella città d'Italia (secondo qualcuno...) e comunque, in generale, l'Italia è bellissima. Florence is beautiful. Rome is more beautiful than Florence. But Venice? Venice is the most beautiful city in Italy (according to some...) and anyway, in general, Italy is very beautiful.

In tre frasi abbiamo usato tre strutture diverse: il comparativo, il superlativo relativo e il superlativo assoluto. Oggi le mettiamo in ordine, una volta per tutte. In three sentences we used three different structures: the comparative, the relative superlative and the absolute superlative. Today we put them in order, once and for all.

1. Il comparativo: confrontare due cose (Comparing two things)

Tre tipi, tutti facili:

Maggioranza → più ... di / che — more ... than
«Il treno è più veloce della macchina.»

Minoranza → meno ... di / che — less ... than
«Questo caffè è meno forte di quello di ieri.»

Uguaglianza → (così) ... come oppure (tanto) ... quanto — as ... as
«Napoli è (così) affascinante come Palermo.»

2. DI o CHE? La trappola numero uno (The number one trap)

Questa è la domanda che fanno tutti i miei studenti. Regola d'oro: (This is the question all my students ask. Golden rule:)

DI → quando confronti due cose/persone diverse (di solito nomi o pronomi).
(when you compare two different things/people — usually nouns or pronouns)
«Marco è più alto di Luca.»

CHE → quando confronti due qualità, due verbi o due elementi della stessa categoria riferiti alla stessa cosa.
(when you compare two qualities, two verbs, or two elements of the same category, referring to the same thing)
«È più intelligente che furbo.» · «È più facile parlare che scrivere.»

3. Il superlativo relativo: il più ... di tutti (the most ... of all)

Si forma con l'articolo + più/meno + aggettivo + di. (Formed with the article + più/meno + adjective + di.)

«Il Colosseo è il monumento più famoso di Roma.» · «Sofia è la studentessa più brava della classe.»

4. Il superlativo assoluto: -ISSIMO (very ...)

Niente articolo, niente confronto: si toglie la vocale finale dell'aggettivo e si aggiunge -issimo/-issima/-issimi/-issime. Equivale a «molto + aggettivo». (No article, no comparison: remove the final vowel and add -issimo. Equivalent to "very + adjective".)

bello → bellissimo · facile → facilissimo · interessante → interessantissimo

5. Le 4 forme irregolari da imparare a memoria (4 irregular forms to memorize)

AggettivoComparativoSuperlativo
buono (good)miglioreottimo
cattivo (bad)peggiorepessimo
grande (big)maggioremassimo
piccolo (small)minoreminimo

Nota: le forme regolari (più buono, più grande...) si usano comunque nel parlato quotidiano — migliore/peggiore sono un po' più formali.

Prova tu! (Your turn!)

1. Il vino è ___ buono ___ la birra. (uguaglianza)

→ così buono come (oppure «tanto buono quanto»)

2. Marta è più simpatica ___ Giulia.

→ di Giulia (confronto tra due persone diverse)

3. È più stanco ___ affamato.

→ che affamato (due qualità della stessa persona)

4. Questa pizza è buon... (forma -issimo)

→ buonissima

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sabato 11 luglio 2026

Il congiuntivo presente, un primo assaggio (con quiz)

Il congiuntivo presente, un primo assaggio (con quiz) - Italiano con Roberto

«So che parli italiano» (certezza) è diverso da «Penso che tu parli italiano» (opinione, non certezza). Hai visto la differenza? Il verbo cambia: parli → resta uguale nella forma tu... ma con altri verbi il cambiamento si sente eccome. Benvenuto nel congiuntivo presente, il modo verbale dell’opinione, del dubbio e del desiderio. (In English: the present subjunctive is used after verbs of opinion, doubt, hope or wish — it signals that something is not a stated fact.)

Oggi solo un assaggio: le basi, senza panico.

1. La coniugazione regolare

La buona notizia: al presente, i verbi in -ARE e quelli in -ERE/-IRE si scambiano le vocali tipiche, e le tre persone singolari sono identiche (per questo si usa spesso il pronome per chiarezza). (Good news: -ARE verbs take "i" endings, -ERE/-IRE verbs take "a" endings, and all three singular persons look the same — so the subject pronoun is often added for clarity.)

Personaparlareprenderedormire
che ioparliprendadorma
che tuparliprendadorma
che lui/leiparliprendadorma
che noiparliamoprendiamodormiamo

Trucco: per io/tu/lui/lei la forma è identica — ecco perché gli italiani dicono spesso «che io parli», «che tu parli»: il pronome toglie ogni dubbio su chi è il soggetto.

2. Le frasi che lo «attivano»

Il congiuntivo non si usa da solo: arriva dopo espressioni di opinione, dubbio, speranza o necessità, quasi sempre introdotte da «che». (The subjunctive is triggered by expressions of opinion, doubt, hope, or necessity, almost always followed by "che".)

EspressioneEsempio
Penso che...Penso che sia una buona idea.
Credo che...Credo che lui abbia ragione.
Spero che...Spero che tu venga alla festa.
Bisogna che...Bisogna che noi partiamo presto.

3. Due irregolari da conoscere subito

Essere e avere sono i due verbi più usati in assoluto dopo «che», e sono irregolari. Solo un assaggio, senza lista completa: (Just a taste of the two most common irregulars — not the full list.)

Che io/tu/lui sia  ·  che noi siamo   |   Che io/tu/lui abbia  ·  che noi abbiamo

▶ Prova tu (clicca per la risposta)

1) Penso che tu ___ (avere) ragione.

→ abbia (dopo «penso che», verbo avere irregolare)

2) Credo che lei ___ (parlare) tre lingue.

→ parli (verbo regolare in -are, congiuntivo presente)

3) Spero che voi ___ (dormire) bene stanotte.

→ dormiate (congiuntivo presente di dormire, persona voi)

4) Bisogna che noi ___ (essere) puntuali.

→ siamo (essere, congiuntivo presente, persona noi)

Il congiuntivo fa paura a molti studenti, ma è solo un modo di dire «non ne sono sicuro al 100%». Un passo alla volta: oggi hai già imparato le basi.

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L'imperativo in italiano: ordini, consigli e richieste (con quiz)

ITALIANO CON ROBERTO
L’imperativo
Ordini, consigli e richieste in italiano
A1 · A2 · B1 · B2

Al bar dici «Aspetta un attimo!». A un amico dici «Vieni qui!». In cucina leggi «Mescolare bene e cuocere per dieci minuti». Sono tutti esempi di imperativo, il modo verbale che usiamo per dare ordini, consigli, istruzioni o inviti. (In English: the imperative is the verb mood we use to give orders, advice, instructions or invitations — like «Wait!» or «Come here!».)

Sembra complicato perché ha delle forme irregolari, ma con qualche trucco diventa facile. Vediamo come si forma.

L’imperativo dei verbi regolari

Per la forma tu, noi e voi dei verbi regolari, l’imperativo affermativo usa (quasi) le stesse terminazioni del presente indicativo, tranne per un dettaglio importante: nei verbi in -are, la forma tu finisce in -a (non in -i come nel presente).

PARLAREPRENDEREAPRIRE
(tu)parla!prendi!apri!
(noi)parliamo!prendiamo!apriamo!
(voi)parlate!prendete!aprite!

(English: for the «tu» form of -are verbs, the imperative ending is -a, not -i as in the present tense. The «noi» and «voi» forms are identical to the present indicative.)

I sei verbi irregolari più comuni (forma tu)

Alcuni verbi molto usati hanno una forma tu corta e speciale (si chiama «forma tronca», con l’apostrofo). Sono i verbi che sentirai più spesso:

VerboTuEsempio
esseresiiSii puntuale!
avereabbiAbbi pazienza!
andareva’Va’ a casa!
farefa’Fa’ presto!
diredi’Di’ la verità!
staresta’Sta’ zitto!

(English: these six verbs have a short, irregular «tu» form. Note the apostrophe — it marks a shortened word, not a missing letter to add back.)

L’imperativo negativo (tu)

Ecco la regola d’oro più importante: per dire «non fare qualcosa» alla persona tu, NON si usa la forma dell’imperativo — si usa non + infinito.

Parla piano! → Non parlare piano!

Prendi quello! → Non prendere quello!

Aprire è facile! → Non aprire la porta!

(English: for the negative imperative with «tu», Italian always uses «non» + infinitive — never the imperative form itself. For noi/voi, just add «non» in front of the normal imperative: «Non parliamo!», «Non parlate!».)

I pronomi attaccati al verbo

Con tu, noi e voi, i pronomi (mi, ti, lo, la, ci, ne…) si attaccano alla fine del verbo, formando una sola parola:

Dammi quel libro! (da’ + mi, con raddoppiamento della M)

Dimmi la verità! (di’ + mi)

Chiamalo subito! (chiama + lo)

Andiamoci insieme! (andiamo + ci)

(English: with tu/noi/voi, object pronouns attach to the end of the verb as one word. With the short irregular forms va’, fa’, di’, sta’ the first consonant of the pronoun doubles: dammi, dimmi, fammi, stammi.)

Con le persone che non conosci bene (Lei), l’imperativo di cortesia usa una forma diversa — ne parleremo in un prossimo articolo!

Prova tu! (clicca per la risposta)

1) Come dici «tu» a un amico che deve aspettare?

→ Aspetta! (da aspettare, verbo in -are)

2) Come dici a un amico di NON preoccuparsi?

→ Non preoccuparti! (non + infinito, non l’imperativo)

3) Come dici a un amico «dammi il tuo numero» usando «dare»?

→ Dammi il tuo numero! (da’ + mi, con raddoppiamento)

4) Come dici a un gruppo di amici (voi) di venire subito?

→ Venite subito! (venire, forma voi = presente indicativo)

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Il condizionale presente in italiano: vorrei, potrei, dovrei (con quiz)

ITALIANO CON ROBERTO
IL CONDIZIONALE PRESENTE
Vorrei, Potrei, Sarebbe: la forma gentile dell'italiano
A1 · A2 · B1 · B2

«Vorrei un caffè.» Con questa semplice frase, ogni turista che arriva in Italia scopre subito il condizionale. È il tempo verbale della cortesia, del desiderio e dell'ipotesi: la forma che rende una richiesta gentile invece che un ordine. (In English: "I would like a coffee." The conditional is the tense of politeness, desire and hypothesis — it turns a demand into a polite request.)

Perché serve il condizionale? / Why do you need the conditional?

Confronta queste due frasi:

«Voglio un caffè» (diretto, quasi brusco) → «Vorrei un caffè» (gentile, educato).
(English: "I want a coffee" vs. "I would like a coffee" — the second is polite, just like in English.)

Il condizionale presente si usa per: fare richieste gentili al bar/ristorante, dare consigli («dovresti riposare»), esprimere desideri («mi piacerebbe viaggiare»), e formulare ipotesi («con più tempo, verrei anche io»). (Polite requests, advice, wishes, and hypotheses.)

Come si forma / How it's formed

Si parte dall'infinito del verbo (togliendo la -e finale), poi si aggiungono le stesse terminazioni del futuro semplice, ma con la R doppia: -rei, -resti, -rebbe, -remmo, -reste, -rebbero. (Take the infinitive, drop the final -e, add these endings — the same family as the future tense, but with a double R.)

PARLARE → parler-
io parlerei · tu parleresti · lui/lei parlerebbe
noi parleremmo · voi parlereste · loro parlerebbero
PRENDERE → prender- · io prenderei, tu prenderesti...
DORMIRE → dormir- · io dormirei, tu dormiresti...

(Regular pattern for all three conjugations, only the vowel before the ending changes: -are → -erei, -ere → -erei, -ire → -irei.)

I verbi irregolari più utili / The most useful irregular verbs

Alcuni verbi comuni hanno una radice irregolare (la stessa del futuro), ma le terminazioni restano regolari:

essere → sarei (sarei felice) · avere → avrei (avrei bisogno)
volere → vorrei (vorrei un tè) · potere → potrei (potrei venire)
dovere → dovrei (dovrei studiare) · fare → farei (farei una foto)
andare → andrei (andrei volentieri) · venire → verrei (verrei con piacere)

La regola d'oro al bar / The golden rule at the bar

Al bar, al ristorante, in negozio: SEMPRE vorrei, mai voglio. È la regola numero uno di cortesia italiana. (At a café, restaurant or shop: always use "vorrei", never "voglio" — it's Italian politeness rule number one.)

«Vorrei un tavolo per due» · «Potrei avere il conto?» · «Mi piacerebbe provare la pasta della casa»

Prova tu! / Try it yourself (clicca per la risposta)

1) Al bar: «___ (volere) un cappuccino, per favore.»

→ Vorrei un cappuccino, per favore.

2) Un consiglio a un amico stanco: «___ (dovere) riposarti un po'.»

→ Dovresti riposarti un po'.

3) Un desiderio: «Mi ___ (piacere) visitare Firenze un giorno.»

→ Mi piacerebbe visitare Firenze un giorno.

4) In un negozio: «___ (potere) provare questa giacca?»

→ Potrei provare questa giacca?

Il condizionale è uno dei tempi verbali più usati nella vita reale: al bar, al ristorante, in viaggio. Chi lo padroneggia suona subito più naturale e più educato in italiano. (The conditional is one of the most-used tenses in real life — mastering it makes you sound instantly more natural and polite.)

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